LA CITTà PROIBITA, Pechino

MI resta letteralmente ‘un po’ qui’, il fatto di non averla mai visitata…E’ di quelle cose che non si può mancare di fare soprattutto se si è sinologi. 

Nei miei viaggi in Cina sono stata prevalentemente al sud. L’unica volta che mi sono recata a Pechino, ci  sono andata in viaggio di lavoro. Tempi stretti, minuti contati. Sono arrivata davanti alla Città Proibita alla chiusura. Non ti dico come mi sono sentita…

Era fine settembre, era quasi completamente buio, i lampioni erano accesi e le strade che portavano all’ingresso erano tutte un brulichio di persone, carretti, bancarelle che vendevano frutta caramellata, dolciumi, souvenir.

Ho provato quella sensazione di calore e casa, mista a nostalgia e malinconia che spesso sento quando mi trovo in Cina. Però c’era qualcosa in più, di solenne e misterioso. 

Mi sono ripromessa che sarei tornata. 

Ancora non ci sono riuscita. Ma ora posso ricominciare a sognare e a pianificare.

Intanto faccio una visita virtuale in tua compagnia, così quando sarò lì, sarò pronta. 

La città Proibita, è una città nella città.  Costruita su forme quadrate che si ripetono, nella loro regolarità e su linee rette, segue tutte le regole del Feng Shui.

L’aspetto stupefacente della Città proibita, resta la sua maestosità, impareggiabile se comparata ad altre residenze reali e imperiali. E’ una vera e propria città, con residenze per i vari abitanti disposte in base al rango, templi, biblioteche.

Secondo il Fengshui e la geomanzia, l’influenza dei fattori naturali sulla costruzione degli edifici e la vita di tutti i giorni, è da tenere in grande considerazione. I punti cardinali hanno diversa considerazione:

 

Il centro è il più importante.

Sud.

Oriente.

Occidente.

Nord per ultimo perché considerato di cattivo uspicio.

Tutta la Città Proibita è stata concepita e studiata per fare in modo che l’imperatore, in tutte le sue attività, non guardasse mai a nord.

La semplicità di questa opera la rende ancora più perfetta e sublime. Le linee rette, i rettangoli, la simmetria rende il tutto armonico. Gli spazi chiusi sono intervallati da corti, corsi d’acqua, giardini.

All’interno si tenevano varie attività e la Città Proibita era popolata da persone di diverso rango, legate all’imperatore.

I colori principali sono il bianco delle terrazze di marmo, il giallo dei tetti, e tutte le gradazioni del rosso.

Sei pronto al tour in mia compagnia?

 

Patrimonio dell’umanità

 La Città Proibita è stata inserita nel 1987 nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dall’Unesco. E’ la reggia più grande del mondo. Il suo nome cinese è 紫禁城ZǐjìnchéngP, letteralmente “Città Purpurea”.

Costruita tra il 1406 e il 1420, è stata residenza imperiale nel periodo MIng e Qing.

 

Una superficie enorme 

che ricopre 720 000 m quadri. Con 980 edifici e 8707 stanze. Per costruirlo ci hanno lavorato circa un milione di persone.

I materiali utilizzati sono in prevalenza il legno e la ceramica per i pavimenti e il tetto. 

All’interno della Città proibita scorre il FIUME D’ORO.

Attorno al complesso c’è un fossato a protezione largo 52 m e un muro alto quasi 8 m.

All’interno della Città Proibita viveva l’imperatore con la sua famiglia, circa un migliaio di persone tra mogli, concubine, zii, fratelli. Il numero di concubine poteva essere anche superiore a 50.

La città proibita si dipana su tre zone: 

Una centrale e due laterali.

La zona centrale ha i palazzi più importanti.Alle due laterali si accede dal giardino.

 

La porta Meridiana o Porta delle 5 Fenici

E’ composta da una base di colore rosso con tre entrate. L’entrata centrale era dedicata all’imperatore, all’imperatrice solo il giorno delle nozze e ai primi tre funzionari che vincevano gli esami di stato.

Tutti gli altri, ministri, funzionari, famiglia imperiale, entravano dalle porte laterali.

La Torre centrale è alta 60 m.

 

Ingresso dalla Porta Meridiana

Dev’essere meraviglioso entrare da qui e trovarsi di fronte i 5 ponti arricchiti con motivi a forma di draghi e fenici. 

Questi ponti servono e servivano per attraversare il FIUME D’ORO.

Il Ponte Centrale poteva essere solamente utilizzato dall’imperatore.

Attraversando i ponti ci si trova davanti alla grande piazza che misura 10.000 metri quadrati e raggiungiamo la

 

Porta dell’armonia suprema

La porta principale della corte esterna, vigilata da due leoni in bronzo, a simboleggiare la potenza imperiale.

Da qui arriviamo al

PADIGLIONE DELLA GLORIA LETTERARIA

Qui gli imperatori si dedicavano allo studio dei “Quattro libri” del Confucianesimo:

Il grande studio.

Il giusto mezzo.

I Dialoghi.

Il Mencio.

 

 

.. e i 5 classici della letteratura cinese:Il libro dei Mutamenti, Il Classico dei Versi, il Classico dei Documenti, il Libro dei Riti, e Gli Annali della Primavera e Degli Autunni, che sono considerati i testi più importanti della cultura cinese e su cui si basavano gli esami imperiali per diventare funzionari.

Qui ora troviamo il Museo della Calligrafia e Pittura

 

Da qui si giunge al Padiglione della Suprema armonia.

Penso sia davvero emozionante entrare e visitarlo. Pensa che è l’edificio di legno più antico sopravvissuto in Cina. E’ stato costruito nel 1406. Sono stati necessari vari interventi di manutenzione e riparazione per farlo arrivare quasi intatto fino ai giorni nostri.

E’ il padiglione più alto della Città Proibita, con la sua base di marmo a tre piani. 

Questo è il fulcro della Città Proibita.

All’interno avvenivano gli accadimenti più importanti della vita imperiale:

Incontro tra imperatori e funzionari.

le cerimonie di incoronazione.

Le feste di matrimonio.

Le celebrazioni per il capodanno.

Il padiglione è alto più di 35 metri, largo 64 e lungo 37, ha ben 72 pilastri, disposti su sei file, a sostegno del tetto.

Porte e finestre sono decorate a rilievo con nuvole e draghi.

Sul tetto ci sono le statue di due draghi Chiwen, che servivano per scongiurare e proteggere dall’arrivo del fuoco.

Alla terrazza si accede tramite delle scale costellate accompagnate da diciotto vasi in bronzo che rappresentavano le diciotto province della Cina nel Quattrocento.

Sulla terrazza troviamo una gru e una tartaruga di bronzo, a simboleggiare dominio e longevità.

All’interno….

Vedrai un meraviglioso soffitto a cassettoni e un trono in legno di sandalo. Mi brillano gli occhi al solo pensiero dei sei pilastri laccati in oro massiccio decorati con draghi che circondano la base in marmo su cui poggia il trono.

Attorno ci sono due gru in bronzo, un bruciatore di incenso a forma di elefante e altri treppiedi a forma di animali mitologici.

C’è ancora moltissimo da vedere e da visitare.

Cosa dici, ci andiamo di persona e continuo a raccontare?

 

 

 

Un asilo a Pechino, che integra modernità ad antichità

Quando il nuovo arriva con gentilezza e si fonde armonicamente con ciò che c’è già. 

Siamo abituati a sentir parlare di urbanizzazione veloce, demolizioni selvagge, sfratti violenti. Una modernizzazione delle città cinesi, che spesso si è accompagnata ad un abbattimento del vecchio, fatto senza considerazione del suo valore culturale e storico. 

Mutamenti repentini delle città, sviluppi di edilizia moderna che non segue piani urbanistici ed etici.

Un tempo la città di Pechino si sviluppava su perimetri quadrati, con i suoi tipici vicoli, gli Hutong. Le sue costruzioni tipiche gli Siheyuan 四合院, ricoprivano dei perimetri quadrati con un cortile centrale.

Sempre un tempo a Pechino, vigeva la regola, che le costruzioni non potevano superare in altezza gli edifici della città proibita.

Questa legge ora non viene più considerata.

I grattaceli alti e super moderni, mal si sposano con la Pechino antica, che è stata stravolta e rasa al suolo nella sua più profonda essenza.

Nei primi anni del 900, la città aveva già subito l’invasione nipponica prima e del Kuomintang poi e versava in una condizione disperata, con detriti e sporcizia ovunque. Con l’arrivo dei comunisti questa situazione fu sanata, ma si rischiò di perdere la Muraglia e la Città  Proibita, simbolo  di un’epoca di corruzione, da dimenticare. Per fortuna questo non accadde.

Ma questa è un’altra storia e magari te ne parlerò un’altra volta.

In un contesto come questo, di modernizzazione selvaggia, senza attenzione e senza ritegno, leggere del Yuecheng Courtyard Kindergarten, mi ha scaldato ilo cuore.

E’ un bellissimo esempio di integrazione tra antico e moderno e una rappresentazione della cura e il rispetto per gli anziani che sta alla base della cultura confuciana e quindi della cultura cinese.

Foto: Hufton+Crow Arch ExistIwan BaanFangfang TianCreatAR Images

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Foto © Fangfang Tian

 

Cultura cinese

L’asilo Yuecheng a Pechino è un vero esempio di integrazione intergenerazionale.

Lo studio MAD si è impegnato nel 2017 a progettare un asilo a Pechino che ricopre un’area di  9,275 mq. Accanto all’asilo, un Siheyuanche ospita una casa di riposo. 

L’asilo oggi conta 390 bambini dall’ anno e mezzo ai 6 anni.  

Nella costruzione affianco, gli anziani allietano le loro giornate guardando i bambini giocare.  

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Foto © Hufton+Crow

 

un progetto edilizio a Pechino a misura di bambino 

La costruzione progettata da MAD, cambia la forma del Siheyuan sul quale è stata costruita, e lo sorregge, circondandolo da forme morbide e avvolgenti . Il “nuovo” non  ricopre e non mette in ombra il vecchio, ma si sposa con lui in modo armonico.

Foto © Fangfang Tian

l nuovo edificio presenta un tetto che sembra quasi galleggiare e unisce le varie sezioni dell’asilo. Sono ripresi i colori della città proibita, il giallo, il rosso delle mura, il blu e il grigio dei mattoni degli hutong. Tutto a ricordare la radici, tutto a unire senza shock il nuovo al vecchio. Per mantenere un filo conduttore, per far sentire parte di un tutto, parte della storia.

Foto © Arch Exist

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Allo stesso modo, come la “OLD Beijing” era ricca di cunicoli, tunnel tetti, anche Yuecheng Courtyard Kindergarten riprende queste forme. La sua struttura si snoda attorno alla natura e la avvolge. All’interno delle varie parti della costruzione troviamo piante e alberi antichi. L’asilo si snoda attorno ad essi e nel loro rispetto.

L’esterno è connesso all’interno attraverso ampie vetrate.

Il tetto ondulato rende il paesaggio quasi marziano e induce i bimbi a correre, giocare e interagire godendo di una visione, che lascia spazio all’immaginazione e a possibilità infinite.

Foto © Hufton+Crow

Il passaggio tra esterno e interno è gradevole. L’interno è accogliente e luminoso, illuminato gradevolmente dalla luce naturale che entra dalle vetrate e dalle aperture poste sul soffitto.

YueCheng Courtyard Kindergarten mostra come le più disparate forme architettoniche, possano coesistere e essere affiancate valorizzandosi reciprocamente. Mostra come varie generazioni possano vivere vicino e godere della reciproca presenza.

Mostra come si possa continuare a costruire edifici moderni, nel rispetto di ciò che esiste già, della storia e della cultura. Dimostra quanto con un profondo studio del territorio, conoscenza e sensibilità, si possa guardare al futuro senza calpestare brutalmente un passato che fa parte del DNA di un paese. 

Significato e origine dei 明器 Míng qì.

Ho cominciato a parlarti dell’argomento trattato nella mia tesi di laurea i 明器 Míng qì, 木俑 Mù yǒng, in particolare. Spero di non annoiarti. Il mio intento è ben diverso. 

Credo sia un argomento affascinante e penso possa coinvolgerti e piacerti. E’ come leggere una storia semplice e lineare, ma che poi evolve, muta, si adatta ai cambiamenti sociali e culturali.  Ma parte sempre da una realtà e da un tema ancora attuale e che non passerà mai: la paura della morte. 

Ti racconto quanto ho appreso in mesi di ricerca per la preparazione della mia tesi di laurea, anche perché mi fa piacere rivivere con te l’emozione della scoperta. Sono felice anche di “rispolverare” quanto studiato, perché rischia di rimanere sepolto sotto strati e strati di nozioni e notizie apprese più recentemente. Dimentico costantemente le cose che imparo. E’ una condanna per me non riuscire a tenere a mente nulla. Mi consolo pensando che comunque, quanto studiato fa parte di me e rappresenta una parte di “mattoncini” con cui è strata costruita e continua a essere costruita la “mia casa”.

Continuiamo quindi con il mio racconto parlando del tema generale:

明 Míng significa “luce, luminoso, chiaro, illuminato”

器 qì significa “strumento e utensile”.

明器 Míng qì significa letteralmente”utensili dello spirito”.

I Mingqi sono quegli oggetti donati ai defunti durante la cerimonia funebre come corredo “profano”. Sono identificati come mezzi per omaggiare, proteggere e confortare il defunto nella sua vita nell’aldilà.

La speranza della continuazione della vita dopo la morte, come pure il desiderio di onorare i defunti, sono sempre stati aspetti comuni a tutte le civiltà.

Al tempo stesso pensare alla morte come alla fine di tutto porta un sentimento di timore e incertezza al quale si è sempre tentato di trovare conforto. In ogni civiltà , tale esigenza è stata affrontata in vari modi, a seconda della religione e della cultura. La speranza nella continuazione della vita, anche se in un’altra dimensione, portò i cinesi a seppellire assieme al corpo del defunto, oggetti che servissero al suo sostentamento nella vita ultraterrena.

Dal Neolitico in poi, vi furono evoluzioni e cambiamenti nelle credenze e nel rito funebre, che portarono alla nascita dei 明器 Míng qì.

Questo periodo segnò la nascita di usanze, che si svilupparono in seguito, ma le cui basi restarono comuni a tutte le epoche.

Dallo studio di alcune costruzioni appartenenti alla cultura Yangshao (5000-3000 a.C.) si è dedotto che probabilmente, all’interno di questi edifici, venissero svolte le prime cerimonie religiose, condotte da un sacerdote scelto. Resti di ossa, fanno pensare che venissero compiuti sacrifici umani e animali. Le tombe erano piccole, ricavate da fossa verticali e contenevano pochi oggetti, visto lo spazio ridotto, che comprendevano utensili, armi in osso e pietra, ceramiche e strumenti musicali come ocarine, recipienti per cibi e bevande destinati alle necessità del defunto nel mondo ultraterreno. 

Si credeva già nella continuazione della vita dopo la morte e che gli oggetti usati in vita, potessero essere utili anche nall’aldilà. 

Nelle tombe più ricche, sono stati ritrovati accanto al corpo del defunto, numerosi monili e oggetti di giada, spesso con decorazioni suggestive di maschere antropomorfe e zoomorfe.

Dall’esame delle sepolture, sono stati riscontrati molteplici riferimenti a entità immateriali, che avrebbero popolato un mondo parallelo a quello dei viventi, dal quale il defunto avrebbe dovuto proteggersi.

La tradizione di arricchire le tombe con oggetti, venne stabilita a Banpo, villaggio della cultura Yangshao, situato nei pressi dell’attuale Xi’an, nella provincia dello Shaanxi e dove metà della sepolture di adulti contenevano utensili, soprattutto di ceramica.

Le più antiche figurine dall’aspetto umano finora ritrovate in Cina, risalgono alla cultura Hongshan (3500-2500 a.C.). Pare non avessero ancora la funzione di mingqi, ma si pensa avessero valore religioso e rappresentassero una divinità femminile. Questa società era probabilmente matriarcale e adorava una dea della fertilità. 

 

Durante la dinastia Shang (1523-1028 a.C.), la religione era rivolta soprattutto al culto degli antenati e in misura minore a vari elementi del culto naturale, come il Fiume Giallo e la Terra. L’entità suprema era Shangdi , da cui dipendeva il benessere degli uomini e tutto ciò che accadeva sulla terra. Shangdi era l’antenato della stirpe reale, faceva da tramite  tra gli esseri viventi e le forze naturali. Con lui poteva comunicare solo il re tramite la Scapulomanzia. Dalle screpolature che si formavano su carapaci di tartaruga o scapole bovine, si leggevano le risposte a domande di vario genere fatte agli antenati. Tali domande avevano lo scopo di conoscere in anticipo accadimenti futuri, come piogge, alluvioni, terremoti, guerre e caccia. Dal momento che gli antenati erano esseri di duplice natura che potevano dispensare protezione, ma anche punizione, si cercava di ottenere la loro benevolenza tramite vari rituali che prevedevano l’offerta di cibi e svolgimento di cerimonie e sacrifici.

La dinastia Shang viene ricollegata ad una pratica crudele: quella dei sacrifici umani.

Erano gli stessi antenati, ad indicare tramite la scapulomanzia, quanti e quando ne dovessero essere offerti.

Questo rituale, rappresentava una specie di relazione contrattuale, tra vivi  e morti, tra umano e sovrannaturale.

I ritrovamenti archeologici di carcasse di animali e ossa oracolari, hanno fornito un quadro agghiacciante sul numero di sacrifici effettuati, che comprendevano buoi, pecore, maiali, cani, ma spesso anche esseri umani, per la maggior parte prigionieri di guerra e probabilmente anche i servitori più prossimi al defunto. I sacrifici più imponenti erano quelli effettuati in occasione della morte di un sovrano, delle spose reali, di un alto dignitario o in occasione della costruzione di un palazzo o fondazione di una città.

Diverse dozzine di umani e animali venivano sepolti nelle tombe delle persone di alto rango, mentre si arrivava addirittura ad alcune centinaia nelle tombe dei re.

Nella tomba reale 1001 an Anyang, furono portati alla luce più di trecento corpi di guardie sepolte con carri, cavalli e armi, individui di stato sociale più elevato, come dipendenti o accompagnatori del defunto e infine vittime ordinarie come schiavi e prigionieri di guerra. Assieme al defunto furono ritrovati i suoi oggetti personali. Questi erano anche un mezzo per ostentare le sue ricchezze e per indicare il rango del defunto.

Se fino a qua ti sembra un argomento interessante, ti piacerà ancora di più quando parleremo dei Mingqi in epoca Han e Tang. 

La storia continua, se ti pare, una volta al mese, qui con me. Ci rivediamo dunque ad ottobre. 

 

 

 

Cinesi al mare

  • Come lo vivono
  • Dove vanno
  • Destinazioni mare in Cina
  • Hainan

Cinesi al mare


Tutti al mare, tutti al mare…..

….Non so voi, ma io sono una classicona anche un po’ pop.

Mi piace viaggiare ed esplorare città e posti nuovi, però difficilmente riesco a rinunciare al mare. Lo amo alla follia.

Passerei le mie giornate tra spiaggia, bagni al mare, lettura… Amo stare al sole e vedere la mia pelle che diventa dorata. Soffrire il caldo, boccheggiare e quando non ne posso più, buttarmi in acqua. Fare lunghi bagni con maschera e boccaglio, esplorare i fondali e quando mi sento appagata, mettermi su uno scoglio ad asciugarmi al sole leggendo un buon libro… Aspettare qualche minuto … e ricominciare tutto d’accapo.

Ma come vivono i cinesi il mare? E’ vero che non lo amano, non amano prendere il sole e prediligono altri passatempi?

Il mare in Cina l’ho vissuto solo a Hong Kong e ormai sono passati un bel po’ di anni. Le spiagge erano piene di gente, che faceva il bagno, giocava con i giochi d’acqua, forse prendevano anche il sole.

Di certo sarà difficile vedere un cinese al mare disteso ore e ore che prende il sole su una sdraio come facciamo noi.

Qui sono io al mare ad Hong Kong troppi anni fa. Ricordo che io e la mia amica Serena, eravamo quelle con i costumi più succinti. 

Ricordo anche di essere andata ad una festa in piscina con amici della mia coinquilina Felicia, tutti hongkonghini e di essermi sentita estremamente a disagio per essere l’unica in bikini, le ragazze indossavano tutte un due pezzi con con una sorta di boxer al posto degli slip.

Ti sto parlando di Hong Kong e come sappiamo HK non è Cina.

Da qualche anno nelle spiagge cinesi spopolano i Facekini, i bikini da viso, in cinese 脸基尼 Liǎn jīní . Nati per proteggere dalle punture delle meduse, vengono anche indossati per evitare l’esposizione diretta ai raggi del sole. Sembrano dei veri e propri passamontagna. Ho fatto un salto su Amazon e ne ho visti di coloratissimi. Il range di presso va all’incirca dai 4,99 € per quelli più economici, fino ai 20 €.

Ma perché i cinesi non si vogliono abbronzare?

Se pensiamo ai nostri canoni di bellezza del XIX secolo, troviamo la risposta. La pelle scura, abbronzata era tipica dei braccianti, mentre invece le donne di un certo rango si proteggevano dal sole con cappelli e ombrellini e avevano la pelle diafana.

Il mito della pelle candida, è stato esaltato anche da numerose opere letterarie. Queste caratteristiche, fatta eccezione per il periodo Maoista, hanno continuato a rappresentare, fino ai giorni nostri, un imprescindibile ideale estetico.  

Cambierà questa tendenza?

E’ probabile, come stanno cambiando tante abitudini, anche in ambito turistico.

Se i cinesi forse non hanno la cultura della tintarella  di certo amano nuotare, apprezzano i bei paesaggi, i tramonti. Amano inoltre molto i giochi d’acqua

Quali possono essere le destinazioni mare Cina?

Oggi ti parlo solo di 海南 Hǎinán, una meta che ha suscitato su di me sempre un gran fascino, fin dai tempi in cui vivevo a Hong Kong e che non ho mai avuto il piacere di visitare.

Situata davanti al Vientnam nel mar Cinese Meridionale, è un isoletta tropicale pare di tutto rispetto.

Navigando in internet vedo che anche Club Med ci ha “messo le grinfie” con un resort davvero bello pare, di cui però non abbiamo troppe foto. Io resto scettica e vorrei dei feedback…. Che io sappia Club Med installa i suoi villaggi nei posti più del globo, almeno una volta….

Il paesaggio dicono assomigliare a quello tropicale.  Si parla di sabbia bianchissima e sottile, palme, mare cristallino popolato da moltissimi pesci. Un paradiso per i sub e gli amanti dello snorkeling e quindi anche per me. Sull’isola ci sono anche delle sorgenti termali. 

Hainan è una destinazione di lusso che ospita moltissimi Hotel 5 stelle e resort. Il governo cinese sta dando un boost a questa destinazione e la sta rendendo lentamente un paradiso fiscale.

A partire dal 1°luglio 2020, il governo centrale ha istituito un nuovo piano di sviluppo, in cui come obiettivo c’è anche, il rendere l’ isola un  porto franco a livello globale.

La spiaggia più famosa dell’isola è Sanya, con attorno locali alla moda, centri commerciali. Il clima è mite. Il periodo migliore per andarci è da novembre a marzo. Pare sia una delle destinazioni di mare preferite dal turismo interno cinese.

 

Io ci sto facendo un pensierino, e tu?

 

 

Cucinare cinese in Italia

L'”appetito nostalgico” è davvero una brutta bestia. Chi ha vissuto a lungo lontano da casa sa di cosa parlo.  Ci si sveglia nel cuore della notte e si comincia a pensare alle melanzane alla parmigiana, al pasticcio, alle polpette al sugo, al ragù….E  non si riesce più a dormire! L’appetito aumenta e il desiderio è incontenibile.

 

 

Appetito nostalgico

cos’è e come combatterlo.

Entriamo nei panni di Sasha

 

Lo step successivo è quello di provare il ristorante italiano, trovandosi delusi e con ancora più appetito di prima. Ti è mai capitato? A me si. Durante il mio primo soggiorno in Cina. Amavo molto la cucina cinese, ma dopo un po’ cominciavo a sentire un bisogno vero e fisico di risentire i sapori a cui il mio corpo si è abituato dalla nascita.

Di questo e di altro abbiamo parlato io e Sasha di Cina in Tavola, durante la diretta su Instagram.

Arrivata in Italia nel 2015, ha apprezzato fin da subito la cucina toscana, ma ha cominciato a sviluppare anche quell’appetito nostalgico, di cui parlavamo.

Ha iniziato a ricercare i sapori della cucina cinese in Italia. Nei ristoranti, nei take away… Ma i gusti spesso non erano gli stessi.  Si ritrovava a dover camminare un bel po’ per raggiungere un take away cinese, per poi spendere 10 € per un piatto di ravioli. Una follia, paragonato al costo in Cina.

Ha riprovato poi a cucinare lei stessa seguendo le ricette che trovava su Youtube, ma gli ingredienti da usare non erano mai completamente reperibili.  I piatti quindi, non venivano mai realmente come avrebbero dovuto.

Cominciò quindi a sperimentare. Senza attenersi alla lettera alle ricette, cominciò ad adattarle agli ingredienti che trovava nella sua città, Firenze. 

Se vuoi scoprire di più https://cinaintavola.com/chi-sono/

Da qui nasce il suo progetto, Cina in Tavola e i suoi corsi di cucina cinese. Una cucina riadattata, che ci fa scoprire la sfaccettatura e la bontà delle ricette cinesi, senza però impazzire alla ricerca di ingredienti introvabili.

Le ricette sono per tutti, a partire da chi è una capra in cucina. Sasha ha voluto rendere la cucina cinese alla portata dei più. Ha voluto trasferire la genuinità di una cucina casalinga, ma sempre curata. Lei è nata nel nord della Cina, e trasferisce i segreti e le particolarità di quella cucina, che è agro speziata.

Ha vissuto anche al sud, ad Hong Kong per questo la sua cucina è spesso piccante come pure i piatti che ci propone.

Sasha insegna a preparare i ravioli al vapore, le 6 mosse su come chiuderli per principianti, come far i baozi, il ripieno per i ravioli, ricette fusion cino-italiane, come pure ricette più tipiche, come la marmellata di fagioli rossi….

Non so voi, ma io ho già l’aquolina.

https://cinaintavola.com/