Cucinare cinese in Italia

L'”appetito nostalgico” è davvero una brutta bestia. Chi ha vissuto a lungo lontano da casa sa di cosa parlo.  Ci si sveglia nel cuore della notte e si comincia a pensare alle melanzane alla parmigiana, al pasticcio, alle polpette al sugo, al ragù….E  non si riesce più a dormire! L’appetito aumenta e il desiderio è incontenibile.

 

 

Appetito nostalgico

cos’è e come combatterlo.

Entriamo nei panni di Sasha

 

Lo step successivo è quello di provare il ristorante italiano, trovandosi delusi e con ancora più appetito di prima. Ti è mai capitato? A me si. Durante il mio primo soggiorno in Cina. Amavo molto la cucina cinese, ma dopo un po’ cominciavo a sentire un bisogno vero e fisico di risentire i sapori a cui il mio corpo si è abituato dalla nascita.

Di questo e di altro abbiamo parlato io e Sasha di Cina in Tavola, durante la diretta su Instagram.

Arrivata in Italia nel 2015, ha apprezzato fin da subito la cucina toscana, ma ha cominciato a sviluppare anche quell’appetito nostalgico, di cui parlavamo.

Ha iniziato a ricercare i sapori della cucina cinese in Italia. Nei ristoranti, nei take away… Ma i gusti spesso non erano gli stessi.  Si ritrovava a dover camminare un bel po’ per raggiungere un take away cinese, per poi spendere 10 € per un piatto di ravioli. Una follia, paragonato al costo in Cina.

Ha riprovato poi a cucinare lei stessa seguendo le ricette che trovava su Youtube, ma gli ingredienti da usare non erano mai completamente reperibili.  I piatti quindi, non venivano mai realmente come avrebbero dovuto.

Cominciò quindi a sperimentare. Senza attenersi alla lettera alle ricette, cominciò ad adattarle agli ingredienti che trovava nella sua città, Firenze. 

Se vuoi scoprire di più https://cinaintavola.com/chi-sono/

Da qui nasce il suo progetto, Cina in Tavola e i suoi corsi di cucina cinese. Una cucina riadattata, che ci fa scoprire la sfaccettatura e la bontà delle ricette cinesi, senza però impazzire alla ricerca di ingredienti introvabili.

Le ricette sono per tutti, a partire da chi è una capra in cucina. Sasha ha voluto rendere la cucina cinese alla portata dei più. Ha voluto trasferire la genuinità di una cucina casalinga, ma sempre curata. Lei è nata nel nord della Cina, e trasferisce i segreti e le particolarità di quella cucina, che è agro speziata.

Ha vissuto anche al sud, ad Hong Kong per questo la sua cucina è spesso piccante come pure i piatti che ci propone.

Sasha insegna a preparare i ravioli al vapore, le 6 mosse su come chiuderli per principianti, come far i baozi, il ripieno per i ravioli, ricette fusion cino-italiane, come pure ricette più tipiche, come la marmellata di fagioli rossi….

Non so voi, ma io ho già l’aquolina.

https://cinaintavola.com/

Importanza del corredo funerario nella cultura cinese.

La cultura cinese dà grande importanza e pone molta attenzione al rito funebre e il corredo funerario.

Questo argomento ha suscitato da sempre su di me, un gran fascino. Tanto da farne il fulcro della mia tesi di laurea. Di primo acchito si potrebbe pensare che ci siano argomenti più allegri e leggeri da trattare… In realtà, la morte fa parte della vita. Queste usanze e questi riti appartengono ad una cultura che crede che ci sia un’altra vita e un altro mondo nell’aldilà. 

L’obiettivo è quello di rendere accogliente e gradevole la vita del defunto, anche dopo la morte.

Fin dal Neolitico le tombe venivano arricchite con articoli di vario genere, che dovevano servire da sostentamento, protezione e accompagnamento al defunto. 

Dal periodo Zhou (1027-256 a.C.) si cominciò ad includere nel corredo non solo gli oggetti posseduti dalla persona quand’era in vita, ma anche quelli creati appositamente per il rito funebre: I 明器 Mingqi o utensili dello spirito.

Il mio lavoro e la mia attenzione, si sono concentrati su una particolare categoria inclusa nei 明器 Mingqi, i  木俑 Muyong – letteralmente figurine di legno, le statuine di sembianze umane, usate a scopo funerario. 

Ma quale significato e quale funzione avevano i 木俑 Muyong?

In quale terreno è germogliata questa tradizione?

Dal Neolitico si comincia ad arricchire le tombe con oggetti di vario uso.

Vi ,mostrerò poi come nel corso dei secoli ci furono vari passaggi, che videro la comparsa dei sacrifici umani nel rito funebre, criticati e lentamente aboliti poi, grazie all’intervento confuciano.

Uno dei primi clamorosi esempi dell’utilizzo delle figurine o Muyong è la tomba del primo imperatore cinese Qin Shi Huangdi, con il suo famoso esercito di Terracotta.

Vissuto tra il 260 e il 210 a.c., l’imperatore QIN fu il primo imperatore in Cina. Vinse nel periodo degli Stati Combattenti, gli altri regni, unificando il territorio cinese e fondando la prima vera dinastia: Qin.

L’esercito di Terracotta è un’ opera monumentale largamente conosciuta anche al di fuori della Cina. Io ho avuto il piacere di visitarla di persona. 

L’esercito di Terracotta fa parte del mausoleo di Qin Shi Huangdi, che ricopre una superficie di 40000 metri quadrati. Parte di tale mausoleo è ancora inviolato. Si narrano molte leggende su cosa ci sia all’interno e all’esterno della tomba dell’imperatore. Tutto fa pensare che ci si trovi davanti ad un’opera fantastica e ricca di tesori e sorprese. Finora non ci sono stati i mezzi economici prima e pare che ora al mondo non esistano strumenti così sofisticati che permettano di procedere in sicurezza evitando danni alla struttura.

Ci “accontentiamo” dunque di poter ammirare questo esercito composto da 8000 guerrieri e cavalli di terracotta ad altezza naturale. Uno spettacolo che non ebbe né precedenti né esempi successivi, proclamato dall’UNESCO, Patrimonio dell’umanità e Ottava meraviglia del mondo.

Divise in tre fosse, le statue, viste nel loro insieme, in formazione militare, danno un senso di potenza e austerità, con i loro volti squadrati, le fronti ampie, gli occhi allungati.

La pesantezza dei corpi, la cui struttura e grandezza è simile se non uguale per tutte le figure, da un senso di artificiosità e poca naturalezza, in quanto l’altezza delle statue è superiore a quella degli individui di epoca Qin. Gli unici elementi del corpo che si intravedono, sono il collo e le mani, il resto è coperto da armatura.

Le figure dell’esercito di terracotta non sono una replica dell’esercito Qin,ma hanno il compito di creare una realtà di diverso tipo:  mettevano in pratica il desiderio gigantesco di Qin Shi Huangdi,  

Un esercito grandioso che servisse e proteggesse l’imperatore nell’aldilà.

 

Cultura del tè

Ma che domande mi fai? Sono sinologa, certo che amo il tè, lo bevo frequentemente, ne conosco molte varietà. Ah si certo, ho anche assistito alla cerimonia del tè a Shanghai. Dici che il termine Cerimonia del tè non è appropriato? Pare proprio sia così e l’ho scoperto  conoscendo Giulia Lami, sinologa e traduttrice che a sua volta mi ha presentato Cristina Hua.

Ieri ho avuto la fortuna di fare una bella chiacchierata con lei. Cristina Hua è Tea master e proprietaria del negozio Zen Tea art room di Prato. Ho inoltre letto questo post che ti consigliohttps://viaggiointornoalte.net/2021/06/12/cerimonia-del-te-cinese-arte-del-te-gong-fu-cha/  di Barbara di @viaggiointornoalte.

 

Il carattere di 茶 cha tè, è composto da vari tratti che rappresentano 

  1. l’erba (parte superiore)
  2. 人 rén l’uomo
  3. 木  mu il legno 

L’uomo è legato indissolubilmente alla natura, ne fa parte. Il tè aiuta l’uomo a vivere più a lungo.

Riprendendo il discorso, il termine Cerimonia del tè non esiste, al suo posto in Cina troviamo 

茶艺 chayi – arte del té

茶道 chadao – la via del tè

功夫茶 gongfucha – un metodo particolare di preparare il tè

 

茶道 chadao – la via del tè

il 道 dào è la via, intesa come la giusta via da percorrere per fare qualcosa. il 道 dào ha radici nella filosofia e religione buddhista e taoista. La ricerca del 道 dào, della via da seguire, è personale e soggettiva. E’ una ricerca, intima profonda e spirituale.

 

il  茶道 chadao racchiude in sé religione, filosofia, estetica, etica e arte. E’ un mix tra arte, pratica religiosa (buddhista) e il raggiungimento della VIA , il 道 dao. E’ difficile esprimerlo a parole, perché non è un sentimento tangibile, ma è qualcosa che si sente nel profondo, nell’anima, nello spirito, nel cuore.

Non  ci sono regole precise, rigidi rituali, per servire o gustare il Tè. Ognuno deve trovare il SUO modo, per gustarsi il momento, assaporare la bevanda in ogni suo aspetto, coglierne ogni sfumatura.

 

Si potrà scegliere una teiera e un servizio da Tè pregiati, apparecchiare la tavola con gran cura. Qualcuno preferirà servire il tè in maniera più semplice e spartana… Ognuno deve fare come meglio crede e come sente nel profondo.

 

茶艺 chayi – arte del té

E’ l’esibizione, quello che vediamo dall’esterno. Come il tè viene servito e degustato.

 

Il 茶艺 chayi  racchiude in sé la conoscenza del tè, delle sue varietà, di come prepararlo, gustarlo, servirlo. Conoscere bene il tè per poterlo gustare in maniera consapevole, distinguendone i sapori, analizzandone il colore e così via. L’arte del tè è una forma estetica che racchiude in sé un aspetto più profondo, legato alla cultura, che trova equilibrio tra apparenza e interiorità.

 

艺 yi si traduce con Arte ed è estetica, apparenza.

 

 

Gong fu cha – due modi di scriverlo e due diversi significati

Come spesso accade nella lingua cinese, parole che per noi sono scritte allo stesso modo, in lingua cinese hanno caratteri e significati diversi.

Gongfu cha è uno di questi. Scritto così 功夫茶 Gongfucha indica un particolare modo e stile, estremamente aggraziato e elegante, di servire il tè.

Recentemente ho scoperto che l’arte marziale che noi definiamo Gong fu o Kung Fu è che è stata importato dai film di Jackie Chan, è invece il Wushu.  Gong Fu è il modo in cui viene svolta una determinata disciplina.  Per capirci si dice

”Nel tuo Wushu c’è poco Kung Fu”

per dire che nel tuo Wushu, c’è poca abilità, poca tecnica.

Allo stesso modo, un tè gestito con Gong Fu, è servito o consumato con cura e abilità. La preparazione del gong-fu cha, utilizza tè come oolong, come il tieguanyin, shuixian e il tè della fenice. Tra questi il migliore è il tieguanyin, perché è l’unico che rispetta il colore e la fragranza richiesta dal gong-fu cha.

工夫茶 gong fu cha, scritto così, sta a significare, il sacrificio, il tempo e la cura impiegata per servire un buon tè. Viene utilizzato in questo caso in prevalanza i tè rossi.Per concludere, il gustare e il servire una tazza di tè, non si limita ad ingerire del liquido caldo, ma coinvolge molti più sensi, più azioni, più valori…

“Durante la conoscenza del tè, si comprende i principi della vita e le regole naturali del Cielo e della Terra”

 

Nell’apprendere tutti questi concetti e nel documentarmi in questi giorni, ho colto una grande verità: Il tentativo da parte di noi occidentali di chiudere in recinti, in schemi mentali concetti che invece sono più liberi e difficilmente etichettabili. 

Insegnando la lingua cinese, mi scontro ogni giorno contro questo sentimento. C’è bisogno di capire, di spiegare, di usare parallelismi con la lingua e la cultura cinese e la nostra. Impresa a volte difficile e che complica la vita invece che semplificarla. L’approccio da avere è aperto ed elastico, privo di preconcetti, per capire e apprezzare appieno questa fantastica cultura.

La Pasqua si festeggia in Cina?


La risposta per quanto mi riguarda è NI.

Innanzitutto buona Pasqua a tutti voi!

Non potevo fare a meno di spendere qualche parola sulle usanze cinesi nei giorni pasquali, in quanto mi sono resa conto che ci sono davvero tante opinioni a riguardo. 

C’è chi dice che la Pasqua in Cina si festeggia, chi no.

 

E’ vero che affermare che la Pasqua venga festeggiata in Cina come affermare il contrario è altrettanto giusto.

 

✔Si! La Pasqua viene festeggiata prevalentemente in maniera laica. C’è però una minoranza di cristiani che la festeggiano come una vera e propria festa religiosa.

 

❌no! non si può dire che venga realmente festeggiata perché i negozi in quel giorno sono aperti e non viene comunque inserita come festa nel calendario ufficiale, essendo una festa religiosa.

 

Bisogna considerare, che la religione cattolica e ortodossa, è presente in Cina, ma in minima parte. Continuano a sorgere sempre più chiese, ma i credenti sono solo una minoranza. Va da sé, che le nostre festività siano non vissute o vissute in maniera diversa.

Ad Hong Kong, invece, c’è una maggiore presenza cristiana, in quanto è stata per anni colonia inglese. Qui la Pasqua è già più sentita. Si potranno trovare dei negozi chiusi e qualche ristorante o hotel di lusso che offre un tipico menù pasquale.

 

La nostra Pasqua come cade quest’anno, va ad accavallarsi ad una festa nazionale cinese, che ha luogo dal 4 al 6 aprile e che prevede due giorni di vacanza. ✴ 清明 Qingming è la festa degli antenati. In questi giorni si usa andar a fare visita ai parenti defunti, pulire le tombe, portare dei doni.

 

La  tradizione della Pasqua, come quella del Natale, sta entrando in Cina, da un punto di vista più commerciale. In alcuni department store si possono dunque trovare decorazioni tipiche pasquali, con pulcini, ovetti, coniglietti. Si possono acquistare uova e coniglietti di cioccolata.

 

Cosa si fa in Cina nel periodo pasquale:

👉Si decorano l’esterno delle chiese con i 春联 chunlian dei drappi rossi su cui si scrivono degli slogan o parole di augurio.

👉复活节彩色蛋 Si colorano e decorano le uova.

👉Si pranza e cena in compagnia.

👉Si mangiano le uova di cioccolato

 

Questo non vuol dire che TUTTI i cinesi lo fanno, ma che è un’usanza in crescita.

 

I cinesi viaggiano nel periodo pasquale? si, come in qualsiasi periodo dell’anno. 

Cosa possiamo offrire ad un turista cinese in visita in Italia nel periodo pasquale?

Come dicevamo, nel periodo di Pasqua  in alcuni hotel o ristoranti di lusso a Hong Kong (forse anche in Cina?), è possibile poter degustare un banchetto tutto a base di specialità tipiche pasquali.

La stessa cosa può essere fatta nei nostri hotel e ristoranti. 

Utilizzare ed enfatizzare le  usanze e tradizioni occidentali, per accrescere la qualità della nostra proposta è sicuramente una buona idea. 

Quindi si a 

✔Uova di cioccolata, sempre più gradite e ricercate

✔Un nostro pranzo tipico pasquale con assaggi delle nostre pietanze tradizionali (Agnello, Pasta fatta in casa, Casatiello, Torta pasqualina, Pastiera)…….

La scrittura cinese ti sembra difficile?
 
ti sembra un rompicapo, uno scoglio inaffrontabile? E’ uno dei motivi che ti scoraggiano nello studiare la lingua cinese? Solo a vederli ti si “rizzano i capelli”? Ti dici “io non ce la potrei mai fare?”….
 
Beh mi rendo conto che tanto facile approcciarvisi non è. Per noi occidentali è un campo sicuramente ostico.
Tutti questi segni sono al primo sguardo incomprensibili e ci sembrano “arabo” (e invece no, è cinese ahahaha). 
E ancora peggio, la lingua cinese non ha un alfabeto. Eh si, proprio così. Quando lo appresi a università cominciata,  ancora potevo scappare a studiare il giapponese, che un alfabeto ce l’ha, ma non so quanto più facile sia… E invece no, ormai ero decisa e andai avanti.
 Breve spiegazione:
 
La lingua cinese è composta da caratteri.
Ogni carattere corrisponde ad una sillaba.
 
Ogni sillaba si compone di una iniziale, una finale e un tono. 
Ogni carattere va imparato a memoria. 
In nostro aiuto interviene il pinyin, una trascrizione fonetica in caratteri latini, che ci indica la pronuncia di un determinato carattere.
Una cosa che noi occidentali facciamo molta fatica a capire quando cominciamo a studiare la lingua cinese, è che stessa pronuncia corrisponde a più caratteri e significati diversi. Acquistando il classico vocabolario (ad esempio il mini “Dizionario compatto cinese-italiano, italiano-cinese e conversazioni. Zanichelli), oppure scaricando la tastiera cinese su pc o mobile, te ne puoi rendere subito conto.
Il pinyin infatti serve solo per aiutarci a pronunciare una parola, ma da solo non ci esprime il significato di quella stessa parola…. Magari in alcuni casi si, riusciamo a capirlo dal contesto in cui si trova, ma in molti altri abbiamo bisogno anche del carattere per poter capire di che termine si tratta.
Va da sé, che se abbiamo intenzione di fare un corso breve di lingua cinese e imparare un frasario limitato, possiamo fare a meno di studiare la scrittura, altrimenti lo sconsiglio sempre vivamente. Al momento sembra di riuscire comunque a studiare, imparare e parlare. Ma a mano che il vocabolario si espande, la confusione avanza e ci tocca ricominciare da capo. Con il risultato che ci rendiamo conto di aver cominciato con il piede sbagliato, facciamo fatica a recuperare, ci scoraggiamo e demotiviamo. Consiglio dunque di evitare questa frustrazione e guardare direttamente in faccia alla realtà. Se vogliamo studiare una lingua dobbiamo prendere ‘Il pacchetto completo’.
Quando insegno, ogni lezione è divisa in varie parti: fonetica, glossario (parole nuove), lingua parlata (dialoghi e frasi calate nella realtà), grammatica, scrittura e a volte qualche cenno di cultura per chi lo vuole. Sembra pesante, ma bilanciato bene è affrontabilissimo…E anzi ci evita di concentrarci su un unico argomento che sarebbe noioso.
E fin qui ti sembreranno tutte delle cattive notizie, e invece no, non lo sono. Perché la scrittura cinese, non solo è bella, affascinante, coinvolgente , oltre che impegnativa, ma è necessaria per chi vuole davvero addentrarsi in questa cultura meravigliosa.
Al momento i caratteri cinesi ci sembrano dei rompicapi e non riusciamo ad capirli, ma un po’ alla volta, con studio ed esperienza, si imparano a scomporre e ad interpretare.

 

In questo scatto vi mostro due cose:

  1. queste sono delle card create da una mamma taiwanese che ora vive in America, e che ha creato questo metodo divertente, con una grafica colorata e accattivante, per insegnare la lingua cinese al suo bimbo. (chineasy) Infatti i caratteri cinesi possono essere insegnati ai bambini, mostrando come possano essere riconducibili ai pittogrammi dai quali provengono.
  2. degli esempi di radicali 偏旁 pianpang – Il tetto, la bocca, la persona, la giada.

 

Questi radicali o componenti fondamentali dei caratteri, ci vengono davvero in aiuto per fare la suddetta “scomposizione”. Spesso i caratteri cinesi sono composti da più elementi; una parte ci indica il suono, una parte ci indica il significato, a volte abbiamo solo suono, altre volte solo significato…La lingua cinese è proprio bella per questo, ha delle regole e un sacco di eccezioni.

 

Con lo studio e la pratica sommato alla conoscenza dei radicali, riusciamo anche a imparare la scrittura. Riusciamo a vedere che in un carattere c’è

“la bocca”  e poter dedurre che esprima azioni che vengono fatte con la bocca: bere, mangiare, chiamare,

oppure “il tetto” e che quindi il significato sia connesso a costruzioni, chiuse e protette,

o ancora “le tre gocce”  e capiamo subito che questa è una parola legata all’acqua, mare, fiume, lago….

Di la verità, cominci già ad incuriosirti?

Ti posso anche dire che gli stessi radicali sono alla base della nascita della scrittura cinese. I primi ritrovamenti risalgono al tardo Neolitico, e sono iscrizioni su ossa oracolari. 

“La prima scrittura cinese mostra che aveva un’origine fondamentalmente pittografica. Nei primi stadi del suo sviluppo, è chiaro che il meccanismo principale per la creazione di caratteri era disegnare una raffigurazione di ciò che voleva essere rappresentato.”- La lingua cinese di Magda Abbiati.

Questa raffigurazione oggi è molto stilizzata, ma può ancora essere visibile e venire in nostro aiuto.

Come con ogni cosa, consiglio un approccio graduale. Devi avere chiaro in testa qual’è il tuo obiettivo si, e crearti un piano, si, ma nello studio di tutti  i giorni, devi procedere un piccolo passo alla volta, senza dare importanza a quanto lungo è il percorso.

Con dei buoni strumenti, un po’ di determinazione e una “guida”, puoi farcela anche tu!