Si perché diciamocelo, se si studia la lingua cinese, il traguardo probabilmente non lo si raggiunge mai. Ci sarà sempre qualcosa da sapere in più e l’esercizio è infinito.
Però ci sono vari gradi di apprendimento. Si può decidere di studiare solo qualche frase rompighiaccio, qualche argomento da trattare, un lessico e un frasario da usare in ambito lavorativo e fermarsi lì. Si tiene in un angolino, quello che si apprende, pronti a sfoderarlo all’evenienza. Si può voler sentirsi più a proprio agio quando ci si reca (speriamo presto), in Cina, sapere come ordinare al ristorante, prendere un  taxi senza farsi fregare …, si può voler fare i simpatici con un collaboratore che sentiamo al telefono e vediamo qualche volta…
Quando si ha chiaro in testa  perché lo si fa e l’obiettivo che si vuole raggiungere è già più semplice.
Capita a volte di cominciare credendo di voler imparare tutto sulla Cina e la lingua cinese, e trovarsi a mollare dopo due lezioni. E capita allo stesso modo di pensare di partire con un percorso già delimitato e poi appassionarsi e voler continuare.  Bisogna provare per capirlo.
Qual è il. Metodo migliore per studiare il cinese? 
Me lo sento e lo vedo chiedere un sacco di volte. 
  Credo che prima di tutto sia importante conoscere e imparare i radicali (li trovate nei miei post del mercoledì) e poi bisogna armarsi di santa pazienza e scrivere righe e righe di caratteri cinesi, riempire la casa di post it con le parole che non ci entrano in testa e ripetere, ripetere e ancora ripetere.  
 Si può tralasciare la scrittura a mio parere, solo in corsi molto brevi. in tutti gli altri casi, quello che al primo sguardo può sembrare una facile scorciatoia, si trasforma poi in un labirinto pieno di ostacoli… Capirete perché.

La lingua cinese non è per tutti, ma non per la sua difficoltà, ma perché richiede delle peculiarità caratteriali e attitudinali che solo qualcuno ha.
Molti cominciano e poi mollano. Perché vedono il traguardo troppo lontano e irraggiungibile e gli sembra di aver investito già troppe risorse a fronte di pochi risultati.
Ma se si procedesse un passetto alla volta?

Perché ho cominciato a  insegnare la lingua cinese?

In realtà questa storia d’amore è cominciata in maniera particolare. Io non ho deciso di insegnare la lingua cinese, ma è stato l’insegnamento della lingua cinese a trovare me.
 
Mi ero laureata da un circa tre anni, avevo già avuto esperienze di lavoro in azienda , quando una mia amica insegnante mi contattò dicendomi che nella sua scuola dei bambini volevano studiare la lingua cinese. Sulle prime pensai di non essere in grado. E continuai a pensare la stessa cosa soprattutto quando sentii telefonicamente la madre della famiglia interessata.  Il nucleo era composto da, papà ,mamma e 5 figli di 6 mesi,  un anno e mezzo,  3 , 5 e 7 anni.
 
Avrei dovuto insegnare a tutti i minorenni (neonata esclusa 🥵), cercando di incuriosirli, di rendermi il più simpatica possibile, cosicché avessero un imprinting positivo e collegassero la lingua cinese a qualcosa di piacevole.
 
Dovevo fingere di essere inglese, per parlare con loro solo quella lingua, e di non sapere una parola di italiano. Ho retto due anni, ogni sabato mattina per tre ore.
 
E’ stato un’esperienza bellissima che mi ha formata come insegnante e che non dimenticherò mai. Ho imparato l’empatia, a mettermi nei panni dell’altro anche nel lavoro e soprattutto ho capito che non si può insegnare se non si usano come ‘gancio’ gli interessi dello studente, soprattutto se così piccolo.
 
Il mio metodo per insegnare una lingua straniera in generale e  lingua cinese ai bambini in particolare, non prevede regole rigide, ma anzi continui aggiustamenti.
Come mi muovo io:
  • Occhi aperti per vedere e capire il contesto in cui vive il bambino, che stimoli ha, dove si posa il suo sguardo e il suo interesse.
  • Orecchie aperte all’ascolto, del bambino e dei genitori, per cercare di conoscere e capire cosa gli piace e cosa non, se ha paure particolari, passioni. Se ama i dinosauri, le bambole, giocare a nascondino, cantare ecc. Se ha spirito di competizione, se non ce l’ha per niente e così via.
  • Sfruttare la memoria visiva del bambino per insegnare parole nuove collegate alla scrittura e ai caratteri. La lingua cinese ha un forte vantaggio: i suoi caratteri possono essere riconducibili a dei disegni, giochiamoci!
  • Utilizzare diversi giochi, per stimolarlo e incuriosirlo senza annoiarlo. Io gioco del memory, gioco dell’oca, giochi di ruolo, nascondino (dopo vi porto alcuni esempi)
  • Cantare facili filastrocche in lingua.
  • Simulare brevi dialoghi in lingua da ripetere ogni volta che ci si rivede (ciao come stai?…)

Alla famiglia dei bimbi di cui vi ho parlato ho insegnato creando dei giochi dell’oca e memory fatti in casa. Abbiamo cantato molto, giocato a correre e prendersi, e chi veniva acchiappato doveva ripetere come pegno una frase o una filastrocca…

Ad Asia, un’altra bimba, ho insegnato creando una presentazione in power point in cui una piccola strega girava il mondo e scopriva tante cose, imparando così parole nuove in lingua cinese. La presentazione era in francese, per aiutarla ad esercitarsi in una lingua che stava imparando grazie alla madre (madrelingua). 

A Stephanie ho insegnato utilizzando il disegno, che a lei piaceva tanto, e i suoi giochi. La casa delle Barbie diventava l’occasione per imparare i nomi delle stanze, degli oggetti. I vestiti delle bambole e delle Barbie, servivano per studiare i colori, i capi di abbigliamento…

Prima o dopo devo cominciare anche con mio figlio, ci ho già provato ma tra genitori e figli non è semplice.

Credo utilizzerò per farlo, le macchinine e i dinosauri, le sue attuali passioni.