LA CITTà PROIBITA, Pechino

MI resta letteralmente ‘un po’ qui’, il fatto di non averla mai visitata…E’ di quelle cose che non si può mancare di fare soprattutto se si è sinologi. 

Nei miei viaggi in Cina sono stata prevalentemente al sud. L’unica volta che mi sono recata a Pechino, ci  sono andata in viaggio di lavoro. Tempi stretti, minuti contati. Sono arrivata davanti alla Città Proibita alla chiusura. Non ti dico come mi sono sentita…

Era fine settembre, era quasi completamente buio, i lampioni erano accesi e le strade che portavano all’ingresso erano tutte un brulichio di persone, carretti, bancarelle che vendevano frutta caramellata, dolciumi, souvenir.

Ho provato quella sensazione di calore e casa, mista a nostalgia e malinconia che spesso sento quando mi trovo in Cina. Però c’era qualcosa in più, di solenne e misterioso. 

Mi sono ripromessa che sarei tornata. 

Ancora non ci sono riuscita. Ma ora posso ricominciare a sognare e a pianificare.

Intanto faccio una visita virtuale in tua compagnia, così quando sarò lì, sarò pronta. 

La città Proibita, è una città nella città.  Costruita su forme quadrate che si ripetono, nella loro regolarità e su linee rette, segue tutte le regole del Feng Shui.

L’aspetto stupefacente della Città proibita, resta la sua maestosità, impareggiabile se comparata ad altre residenze reali e imperiali. E’ una vera e propria città, con residenze per i vari abitanti disposte in base al rango, templi, biblioteche.

Secondo il Fengshui e la geomanzia, l’influenza dei fattori naturali sulla costruzione degli edifici e la vita di tutti i giorni, è da tenere in grande considerazione. I punti cardinali hanno diversa considerazione:

 

Il centro è il più importante.

Sud.

Oriente.

Occidente.

Nord per ultimo perché considerato di cattivo uspicio.

Tutta la Città Proibita è stata concepita e studiata per fare in modo che l’imperatore, in tutte le sue attività, non guardasse mai a nord.

La semplicità di questa opera la rende ancora più perfetta e sublime. Le linee rette, i rettangoli, la simmetria rende il tutto armonico. Gli spazi chiusi sono intervallati da corti, corsi d’acqua, giardini.

All’interno si tenevano varie attività e la Città Proibita era popolata da persone di diverso rango, legate all’imperatore.

I colori principali sono il bianco delle terrazze di marmo, il giallo dei tetti, e tutte le gradazioni del rosso.

Sei pronto al tour in mia compagnia?

 

Patrimonio dell’umanità

 La Città Proibita è stata inserita nel 1987 nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dall’Unesco. E’ la reggia più grande del mondo. Il suo nome cinese è 紫禁城ZǐjìnchéngP, letteralmente “Città Purpurea”.

Costruita tra il 1406 e il 1420, è stata residenza imperiale nel periodo MIng e Qing.

 

Una superficie enorme 

che ricopre 720 000 m quadri. Con 980 edifici e 8707 stanze. Per costruirlo ci hanno lavorato circa un milione di persone.

I materiali utilizzati sono in prevalenza il legno e la ceramica per i pavimenti e il tetto. 

All’interno della Città proibita scorre il FIUME D’ORO.

Attorno al complesso c’è un fossato a protezione largo 52 m e un muro alto quasi 8 m.

All’interno della Città Proibita viveva l’imperatore con la sua famiglia, circa un migliaio di persone tra mogli, concubine, zii, fratelli. Il numero di concubine poteva essere anche superiore a 50.

La città proibita si dipana su tre zone: 

Una centrale e due laterali.

La zona centrale ha i palazzi più importanti.Alle due laterali si accede dal giardino.

 

La porta Meridiana o Porta delle 5 Fenici

E’ composta da una base di colore rosso con tre entrate. L’entrata centrale era dedicata all’imperatore, all’imperatrice solo il giorno delle nozze e ai primi tre funzionari che vincevano gli esami di stato.

Tutti gli altri, ministri, funzionari, famiglia imperiale, entravano dalle porte laterali.

La Torre centrale è alta 60 m.

 

Ingresso dalla Porta Meridiana

Dev’essere meraviglioso entrare da qui e trovarsi di fronte i 5 ponti arricchiti con motivi a forma di draghi e fenici. 

Questi ponti servono e servivano per attraversare il FIUME D’ORO.

Il Ponte Centrale poteva essere solamente utilizzato dall’imperatore.

Attraversando i ponti ci si trova davanti alla grande piazza che misura 10.000 metri quadrati e raggiungiamo la

 

Porta dell’armonia suprema

La porta principale della corte esterna, vigilata da due leoni in bronzo, a simboleggiare la potenza imperiale.

Da qui arriviamo al

PADIGLIONE DELLA GLORIA LETTERARIA

Qui gli imperatori si dedicavano allo studio dei “Quattro libri” del Confucianesimo:

Il grande studio.

Il giusto mezzo.

I Dialoghi.

Il Mencio.

 

 

.. e i 5 classici della letteratura cinese:Il libro dei Mutamenti, Il Classico dei Versi, il Classico dei Documenti, il Libro dei Riti, e Gli Annali della Primavera e Degli Autunni, che sono considerati i testi più importanti della cultura cinese e su cui si basavano gli esami imperiali per diventare funzionari.

Qui ora troviamo il Museo della Calligrafia e Pittura

 

Da qui si giunge al Padiglione della Suprema armonia.

Penso sia davvero emozionante entrare e visitarlo. Pensa che è l’edificio di legno più antico sopravvissuto in Cina. E’ stato costruito nel 1406. Sono stati necessari vari interventi di manutenzione e riparazione per farlo arrivare quasi intatto fino ai giorni nostri.

E’ il padiglione più alto della Città Proibita, con la sua base di marmo a tre piani. 

Questo è il fulcro della Città Proibita.

All’interno avvenivano gli accadimenti più importanti della vita imperiale:

Incontro tra imperatori e funzionari.

le cerimonie di incoronazione.

Le feste di matrimonio.

Le celebrazioni per il capodanno.

Il padiglione è alto più di 35 metri, largo 64 e lungo 37, ha ben 72 pilastri, disposti su sei file, a sostegno del tetto.

Porte e finestre sono decorate a rilievo con nuvole e draghi.

Sul tetto ci sono le statue di due draghi Chiwen, che servivano per scongiurare e proteggere dall’arrivo del fuoco.

Alla terrazza si accede tramite delle scale costellate accompagnate da diciotto vasi in bronzo che rappresentavano le diciotto province della Cina nel Quattrocento.

Sulla terrazza troviamo una gru e una tartaruga di bronzo, a simboleggiare dominio e longevità.

All’interno….

Vedrai un meraviglioso soffitto a cassettoni e un trono in legno di sandalo. Mi brillano gli occhi al solo pensiero dei sei pilastri laccati in oro massiccio decorati con draghi che circondano la base in marmo su cui poggia il trono.

Attorno ci sono due gru in bronzo, un bruciatore di incenso a forma di elefante e altri treppiedi a forma di animali mitologici.

C’è ancora moltissimo da vedere e da visitare.

Cosa dici, ci andiamo di persona e continuo a raccontare?

 

 

Cultura del tè

Ma che domande mi fai? Sono sinologa, certo che amo il tè, lo bevo frequentemente, ne conosco molte varietà. Ah si certo, ho anche assistito alla cerimonia del tè a Shanghai. Dici che il termine Cerimonia del tè non è appropriato? Pare proprio sia così e l’ho scoperto  conoscendo Giulia Lami, sinologa e traduttrice che a sua volta mi ha presentato Cristina Hua.

Ieri ho avuto la fortuna di fare una bella chiacchierata con lei. Cristina Hua è Tea master e proprietaria del negozio Zen Tea art room di Prato. Ho inoltre letto questo post che ti consigliohttps://viaggiointornoalte.net/2021/06/12/cerimonia-del-te-cinese-arte-del-te-gong-fu-cha/  di Barbara di @viaggiointornoalte.

 

Il carattere di 茶 cha tè, è composto da vari tratti che rappresentano 

  1. l’erba (parte superiore)
  2. 人 rén l’uomo
  3. 木  mu il legno 

L’uomo è legato indissolubilmente alla natura, ne fa parte. Il tè aiuta l’uomo a vivere più a lungo.

Riprendendo il discorso, il termine Cerimonia del tè non esiste, al suo posto in Cina troviamo 

茶艺 chayi – arte del té

茶道 chadao – la via del tè

功夫茶 gongfucha – un metodo particolare di preparare il tè

 

茶道 chadao – la via del tè

il 道 dào è la via, intesa come la giusta via da percorrere per fare qualcosa. il 道 dào ha radici nella filosofia e religione buddhista e taoista. La ricerca del 道 dào, della via da seguire, è personale e soggettiva. E’ una ricerca, intima profonda e spirituale.

 

il  茶道 chadao racchiude in sé religione, filosofia, estetica, etica e arte. E’ un mix tra arte, pratica religiosa (buddhista) e il raggiungimento della VIA , il 道 dao. E’ difficile esprimerlo a parole, perché non è un sentimento tangibile, ma è qualcosa che si sente nel profondo, nell’anima, nello spirito, nel cuore.

Non  ci sono regole precise, rigidi rituali, per servire o gustare il Tè. Ognuno deve trovare il SUO modo, per gustarsi il momento, assaporare la bevanda in ogni suo aspetto, coglierne ogni sfumatura.

 

Si potrà scegliere una teiera e un servizio da Tè pregiati, apparecchiare la tavola con gran cura. Qualcuno preferirà servire il tè in maniera più semplice e spartana… Ognuno deve fare come meglio crede e come sente nel profondo.

 

茶艺 chayi – arte del té

E’ l’esibizione, quello che vediamo dall’esterno. Come il tè viene servito e degustato.

 

Il 茶艺 chayi  racchiude in sé la conoscenza del tè, delle sue varietà, di come prepararlo, gustarlo, servirlo. Conoscere bene il tè per poterlo gustare in maniera consapevole, distinguendone i sapori, analizzandone il colore e così via. L’arte del tè è una forma estetica che racchiude in sé un aspetto più profondo, legato alla cultura, che trova equilibrio tra apparenza e interiorità.

 

艺 yi si traduce con Arte ed è estetica, apparenza.

 

 

Gong fu cha – due modi di scriverlo e due diversi significati

Come spesso accade nella lingua cinese, parole che per noi sono scritte allo stesso modo, in lingua cinese hanno caratteri e significati diversi.

Gongfu cha è uno di questi. Scritto così 功夫茶 Gongfucha indica un particolare modo e stile, estremamente aggraziato e elegante, di servire il tè.

Recentemente ho scoperto che l’arte marziale che noi definiamo Gong fu o Kung Fu è che è stata importato dai film di Jackie Chan, è invece il Wushu.  Gong Fu è il modo in cui viene svolta una determinata disciplina.  Per capirci si dice

”Nel tuo Wushu c’è poco Kung Fu”

per dire che nel tuo Wushu, c’è poca abilità, poca tecnica.

Allo stesso modo, un tè gestito con Gong Fu, è servito o consumato con cura e abilità. La preparazione del gong-fu cha, utilizza tè come oolong, come il tieguanyin, shuixian e il tè della fenice. Tra questi il migliore è il tieguanyin, perché è l’unico che rispetta il colore e la fragranza richiesta dal gong-fu cha.

工夫茶 gong fu cha, scritto così, sta a significare, il sacrificio, il tempo e la cura impiegata per servire un buon tè. Viene utilizzato in questo caso in prevalanza i tè rossi.Per concludere, il gustare e il servire una tazza di tè, non si limita ad ingerire del liquido caldo, ma coinvolge molti più sensi, più azioni, più valori…

“Durante la conoscenza del tè, si comprende i principi della vita e le regole naturali del Cielo e della Terra”

 

Nell’apprendere tutti questi concetti e nel documentarmi in questi giorni, ho colto una grande verità: Il tentativo da parte di noi occidentali di chiudere in recinti, in schemi mentali concetti che invece sono più liberi e difficilmente etichettabili. 

Insegnando la lingua cinese, mi scontro ogni giorno contro questo sentimento. C’è bisogno di capire, di spiegare, di usare parallelismi con la lingua e la cultura cinese e la nostra. Impresa a volte difficile e che complica la vita invece che semplificarla. L’approccio da avere è aperto ed elastico, privo di preconcetti, per capire e apprezzare appieno questa fantastica cultura.