Significato e origine dei 明器 Míng qì.

Ho cominciato a parlarti dell’argomento trattato nella mia tesi di laurea i 明器 Míng qì, 木俑 Mù yǒng, in particolare. Spero di non annoiarti. Il mio intento è ben diverso. 

Credo sia un argomento affascinante e penso possa coinvolgerti e piacerti. E’ come leggere una storia semplice e lineare, ma che poi evolve, muta, si adatta ai cambiamenti sociali e culturali.  Ma parte sempre da una realtà e da un tema ancora attuale e che non passerà mai: la paura della morte. 

Ti racconto quanto ho appreso in mesi di ricerca per la preparazione della mia tesi di laurea, anche perché mi fa piacere rivivere con te l’emozione della scoperta. Sono felice anche di “rispolverare” quanto studiato, perché rischia di rimanere sepolto sotto strati e strati di nozioni e notizie apprese più recentemente. Dimentico costantemente le cose che imparo. E’ una condanna per me non riuscire a tenere a mente nulla. Mi consolo pensando che comunque, quanto studiato fa parte di me e rappresenta una parte di “mattoncini” con cui è strata costruita e continua a essere costruita la “mia casa”.

Continuiamo quindi con il mio racconto parlando del tema generale:

明 Míng significa “luce, luminoso, chiaro, illuminato”

器 qì significa “strumento e utensile”.

明器 Míng qì significa letteralmente”utensili dello spirito”.

I Mingqi sono quegli oggetti donati ai defunti durante la cerimonia funebre come corredo “profano”. Sono identificati come mezzi per omaggiare, proteggere e confortare il defunto nella sua vita nell’aldilà.

La speranza della continuazione della vita dopo la morte, come pure il desiderio di onorare i defunti, sono sempre stati aspetti comuni a tutte le civiltà.

Al tempo stesso pensare alla morte come alla fine di tutto porta un sentimento di timore e incertezza al quale si è sempre tentato di trovare conforto. In ogni civiltà , tale esigenza è stata affrontata in vari modi, a seconda della religione e della cultura. La speranza nella continuazione della vita, anche se in un’altra dimensione, portò i cinesi a seppellire assieme al corpo del defunto, oggetti che servissero al suo sostentamento nella vita ultraterrena.

Dal Neolitico in poi, vi furono evoluzioni e cambiamenti nelle credenze e nel rito funebre, che portarono alla nascita dei 明器 Míng qì.

Questo periodo segnò la nascita di usanze, che si svilupparono in seguito, ma le cui basi restarono comuni a tutte le epoche.

Dallo studio di alcune costruzioni appartenenti alla cultura Yangshao (5000-3000 a.C.) si è dedotto che probabilmente, all’interno di questi edifici, venissero svolte le prime cerimonie religiose, condotte da un sacerdote scelto. Resti di ossa, fanno pensare che venissero compiuti sacrifici umani e animali. Le tombe erano piccole, ricavate da fossa verticali e contenevano pochi oggetti, visto lo spazio ridotto, che comprendevano utensili, armi in osso e pietra, ceramiche e strumenti musicali come ocarine, recipienti per cibi e bevande destinati alle necessità del defunto nel mondo ultraterreno. 

Si credeva già nella continuazione della vita dopo la morte e che gli oggetti usati in vita, potessero essere utili anche nall’aldilà. 

Nelle tombe più ricche, sono stati ritrovati accanto al corpo del defunto, numerosi monili e oggetti di giada, spesso con decorazioni suggestive di maschere antropomorfe e zoomorfe.

Dall’esame delle sepolture, sono stati riscontrati molteplici riferimenti a entità immateriali, che avrebbero popolato un mondo parallelo a quello dei viventi, dal quale il defunto avrebbe dovuto proteggersi.

La tradizione di arricchire le tombe con oggetti, venne stabilita a Banpo, villaggio della cultura Yangshao, situato nei pressi dell’attuale Xi’an, nella provincia dello Shaanxi e dove metà della sepolture di adulti contenevano utensili, soprattutto di ceramica.

Le più antiche figurine dall’aspetto umano finora ritrovate in Cina, risalgono alla cultura Hongshan (3500-2500 a.C.). Pare non avessero ancora la funzione di mingqi, ma si pensa avessero valore religioso e rappresentassero una divinità femminile. Questa società era probabilmente matriarcale e adorava una dea della fertilità. 

 

Durante la dinastia Shang (1523-1028 a.C.), la religione era rivolta soprattutto al culto degli antenati e in misura minore a vari elementi del culto naturale, come il Fiume Giallo e la Terra. L’entità suprema era Shangdi , da cui dipendeva il benessere degli uomini e tutto ciò che accadeva sulla terra. Shangdi era l’antenato della stirpe reale, faceva da tramite  tra gli esseri viventi e le forze naturali. Con lui poteva comunicare solo il re tramite la Scapulomanzia. Dalle screpolature che si formavano su carapaci di tartaruga o scapole bovine, si leggevano le risposte a domande di vario genere fatte agli antenati. Tali domande avevano lo scopo di conoscere in anticipo accadimenti futuri, come piogge, alluvioni, terremoti, guerre e caccia. Dal momento che gli antenati erano esseri di duplice natura che potevano dispensare protezione, ma anche punizione, si cercava di ottenere la loro benevolenza tramite vari rituali che prevedevano l’offerta di cibi e svolgimento di cerimonie e sacrifici.

La dinastia Shang viene ricollegata ad una pratica crudele: quella dei sacrifici umani.

Erano gli stessi antenati, ad indicare tramite la scapulomanzia, quanti e quando ne dovessero essere offerti.

Questo rituale, rappresentava una specie di relazione contrattuale, tra vivi  e morti, tra umano e sovrannaturale.

I ritrovamenti archeologici di carcasse di animali e ossa oracolari, hanno fornito un quadro agghiacciante sul numero di sacrifici effettuati, che comprendevano buoi, pecore, maiali, cani, ma spesso anche esseri umani, per la maggior parte prigionieri di guerra e probabilmente anche i servitori più prossimi al defunto. I sacrifici più imponenti erano quelli effettuati in occasione della morte di un sovrano, delle spose reali, di un alto dignitario o in occasione della costruzione di un palazzo o fondazione di una città.

Diverse dozzine di umani e animali venivano sepolti nelle tombe delle persone di alto rango, mentre si arrivava addirittura ad alcune centinaia nelle tombe dei re.

Nella tomba reale 1001 an Anyang, furono portati alla luce più di trecento corpi di guardie sepolte con carri, cavalli e armi, individui di stato sociale più elevato, come dipendenti o accompagnatori del defunto e infine vittime ordinarie come schiavi e prigionieri di guerra. Assieme al defunto furono ritrovati i suoi oggetti personali. Questi erano anche un mezzo per ostentare le sue ricchezze e per indicare il rango del defunto.

Se fino a qua ti sembra un argomento interessante, ti piacerà ancora di più quando parleremo dei Mingqi in epoca Han e Tang. 

La storia continua, se ti pare, una volta al mese, qui con me. Ci rivediamo dunque ad ottobre.