
Tanti panorami, climi, sapori diversi in un viaggio intenso durato 11 giorni. Un viaggio organizzato dall’agenzia Centouno Viaggi, pianificato e sognato per 7 mesi, che ha coronato il mio ritorno in Cina dopo ben 12 anni.
La prima volta sono stata in Cina nel 2002, ho studiato per 2 mesi alla Xibei Daxue 西北大学 di Xi’an e un mese ho viaggiato tra Shanghai 上海 e Yunnan 云南. Un viaggio che ancora adesso mi porto nel cuore e che ha segnato l’inizio del mio amore per la Cina.
Sono tornata per lavoro nel 2006. Assunta da un’azienda italiana con sede a Hong Kong, mi recavo settimanalmente nei laboratori nella mainland a Shenzhen a controllare la produzione e a tenere i rapporti con i fornitori. Un’esperienza meravigliosa durata 6 mesi.

Sono tornata poi per un viaggio di lavoro nel 2007 e un altro nel 2013.
Ora dopo quest’ultima esperienza, posso dire di essere rientrata in Italia con il cuore pieno di orgoglio, per questo paese che ha saputo fare così tanto in così pochi anni. Certo le contraddizioni sono molte, gli aspetti negativi ci sono, ma ritornando in Cina, ho provato l’orgoglio dello zio che vede crescere e sbocciare un nipote.
La Cina, si sa corre. L’immagine che arriva è spesso di un paese un po’ raffazzonato, cresciuto in maniera troppo veloce, come un adolescente sviluppatosi troppo in fretta. Un paese si che punta ad essere moderno ma con troppo traffico, troppa confusione e un’aria irrespirabile.
Sono partita con un gruppo di 15 persone e molti se non forse tutti, hanno espresso il loro stupore, nel vedere che i pregiudizi che avevano alla partenza erano in parte errati.


Abbiamo trovato un paese in cui il progresso salta agli occhi fin da subito, nel vedere la qualità e la quantità di macchine moderne elettriche. Sono stati dati negli ultimi anni grossi incentivi all’acquisto di auto elettriche. Stessa cosa è stata fatta per incentivare politiche green nel pubblico come nel privato. Ne deriva che la situazione si è capovolta, ed ora l’aria alcuni giorni sia più respirabile a Beijing piuttosto che in Pianura Padana.
Si trovano distributori di power bank noleggiabili come le bici elettriche, ad ogni angolo. Lo sporco che prima si trovava ovunque ora è un vecchio ricordo. La Rivoluzione dei Bagni, lanciata da Xi Jinping nel 2015, ha portato a modernizzare e migliorare drasticamente le toilette pubbliche, costruendone di nuove e rinnovando quelle esistenti, con l’obiettivo di aumentare l’igiene, migliorare la qualità della vita, ridurre lo shock culturale per i turisti e sostenere il settore turistico, integrando tecnologia (come il riconoscimento facciale per la carta igienica) e design sostenibile. Già dalla prima frase capiamo che siamo in un altro pianeta. Toilette pubbliche gratuite sono per noi un miraggio. E non una per quartiere, ma tante, quanto è il desiderio di trovarne una quando se ne ha bisogno.

Avrai sentito dire che i contanti in Cina sono in disuso, ed è vero, si paga con la carta a volte, ma soprattutto con le app: Alipay e WeChat ( con cui si possono fare migliaia di altre cose). Anche nel negozietto più modesto e nella bancarella più piccola si paga con le app, e, udite udite, perfino alcuni mendicanti, oltre al piattino, mostrano davanti a se un cartellino con un QR code a cui destinare le donazioni.

Nel tempio del Buddha di Giada a Shanghai, è stata costruita una stanza in legno, piena di cucce e giochi per i gattini che lo popolano.
Leggo dai libri le esperienze di chi ha viaggiato in Cina e ha abitato in Cina molto più a lungo di me, che i giovani in Cina non se la passano per niente bene, sono preoccupati, disoccupati, sottopagati e infelici. Camminando per le strade ho fatto attenzione ai volti delle persone che ho incontrato e non ho percepito questo. Mi sbaglierò, ma quello che ho visto è la gioia di vivere tipica dei ragazzi … e l’atmosfera che si respira è sempre frizzante e piena di vita.
Ora vi racconto nel dettaglio, come si è articolato il nostro viaggio.
Siamo partiti da Venezia con un volo Emirates, spezzando così il tragitto in due parti quasi uguali: sei ore da Venezia a Dubai, più sei ore da Dubai a Beijing. La sosta a Dubai è stata di quattro ore e mezza. Temevo questo scalo, fatto nel cuore della notte e così prolungato. Invece complici l’eccitazione di inizio viaggio, lo sfavillio dei negozi dell’aeroporto e il mio compleanno, sono riuscita a stare sveglia e vigile. Il volo poi fino a Beijing è andato liscio, e al nostro arrivo, dopo le interminabili code ai controlli di sicurezza, siamo finalmente usciti e abbiamo incontrato la nostra guida che ci avrebbe accompagnato per tutta la nostra permanenza in Cina. Xu, una ragazza giovanissima di 21 anni, che a dispetto della sua giovane età ha saputa essere una guida favolosa, accompagnandoci ad ogni tappa con grande cura, rispondendo ad ogni richiesta, bisogni e curiosità. Per me è stata una conoscenza preziosa che ha arricchito ancora di più questo viaggio fornendomi un quadro generale edificante della gioventù cinese, tante curiosità culturali e molte tips linguistiche. Non appena arrivati in albergo, mi ha chiamata in disparte consegnandomi la confezione che custodiva una super goduriosa torta, presa per festeggiare me ed un compagno di viaggio, Lorenzo, che compie gli anni il mio stesso giorno. Dopo una cena veloce e un festeggiamento altrettanto veloce, il gruppo si è congedato dandosi appuntamento per il giorno seguente…. Sveglia alle 6! Appena appresa la notizia è stato un dramma. Abbiamo però compreso già dal primo giorno quanto il partire presto ci garantiva il fruire dei vari luoghi con più tranquillità e meno folla, abbiamo molto apprezzato.
La Grande Muraglia 长城, è stata la prima visita… Ci siamo recati nella località di Mutianyu
慕田峪 con il nostro bus privato e da lì abbiamo preso una comoda teleferica che in pochi minuti ci ha accompagnati alla Grande Muraglia. L’emozione da lassù è incredibile. Ho avuto la sensazione di rimanere sospesa nel tempo per tutta la durata della visita. Abbiamo avuto il tempo necessario per percorrere un tratto di Muraglia, alcune parti sono più impegnative di altre, goderci l’atmosfera, scattare qualche video e qualche foto. Ci siamo poi concessi un meritato pranzetto, quasi un banchetto, con tante diverse portate squisite, da condividere, posizionate sul tipico tavolo girevole come tradizione cinese vuole. Un primo assaggio di vera cucina cinese, che ha lasciato tutti estasiati.
Il Palazzo d’Estate (in cinese Yíhéyuán, 颐和园), è uno dei più famosi e suggestivi complessi imperiali della Cina, situato nei sobborghi nord-occidentali di Pechino. È considerato un capolavoro del giardino paesaggistico cinese e dal 1998 è inserito nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO come “maestro nell’arte del giardino paesaggistico, in cui il paesaggio naturale di colline e acqua si fonde con padiglioni, palazzi, templi e ponti in un insieme armonioso e di grande valore estetico”.
La maggior parte della superficie del complesso è ricoperta da un lago, il lago Kunming. I vari palazzi sono collegati da un lungo corridoio variopinto che serviva a proteggere l’imperatore dai raggi del sole. Il palazzo d’estate era infatti il luogo in cui si recava l’imperatore, nei giorni d’estate quando la calura non permetteva di vivere bene in città. Sarà grazie all’atmosfera da primo giorno, alla luce calda del tramonto, al fatto di aver superato in parte la stanchezza e dal rendersi conto che finalmente ero in Cina, ma la visita al Palazzo d’estate è stato per me quello che si può definire ‘il momento perfetto’. Il luogo di per sé con i suoi palazzi meravigliosi, I fiori, l’acqua… Incarnano il concetto di armonia tanto caro alla cultura cinese.
La giornata si è conclusa nel migliore dei modi con una cena in un gigantesco tipico ristorante, famoso per l’anatra laccata. Una prelibatezza da provare. Ancora non del tutto scarichi e galvanizzati dalla bellezza della via in cui si trova il ristorante, abbiamo deciso di rientrare in hotel a piedi. 4 km di passeggiata che ci hanno fatto assaporare l’atmosfera del luogo, assistere a qualche partita di Mahjong sui marciapiedi, vedere qualche bottega tipica, riuscire ad acquistare delle fascette elettriche, apprezzare la presenza di un enorme quantità di bagni pubblici negli hutong, la cui pulizia ci ha stupiti.
Assaporare l’ebrezza di vagare per le vie di Beijing e sbirciare nelle vite dei pechinesi, nel buio, in tutta libertà, sentendosi 100 % sicuri è stato davvero appagante. Le persone ti guardano passare, ti scrutano magari, qualcuno ti sorride, e non ti senti mai in pericolo.
Il giorno seguente la partenza era prevista sempre per le 7 per evitare il gran traffico e il gran afflusso ai monumenti. La visita prevista era una di quelle che attendevo con più impazienza: quella alla Città Proibita 公共. Posta al centro della città, si dispone su un asse nord sud e si dipana su una superficie di 7,8 km. La sua struttura si rifà all’antica cosmologia cinese con angoli retti tra le sue strade, l’alternarsi di elementi circolari che rappresentano il cielo e quadrati, la terra.
La prima dinastia che trasferì la capitale qui è la dinastia Ming, con l’imperatore YONGLE, nel 1402. La città di Pechino Beijing, e specialmente la città proibita, sorge nel rispetto della geomanzia o scienza del 风水 Fengshui, cioè del vento e dell’acqua. Nella Cina imperiale prima di compiere qualsiasi opera, si ricorreva proprio al Fengshui per evitare di turbare l’equilibrio universale. Si parte sempre dal centro e si va verso sud. Il nord fa paura, da lì arrivano le minacce più grandi.
La città proibita è uno dei complessi imperiali più grandi e meglio conservati al mondo. Costruita nel XV secolo durante la dinastia Ming, fu la residenza degli imperatori cinesi per quasi 500 anni, inaccessibile alle persone comuni. La città Proibita è un imponente complesso architettonico composto da oltre 900 edifici, con cortili, palazzi e templi. Si respira solennità non appena si varca l’ingresso. Talmente ampli i palazzi, talmente vasti gli spazi aperti, da sentirsi davvero piccoli piccoli al loro cospetto. Nonostante ci fossero tante persone in visita, la vastità del luogo mi ha fatto sentire un po’ “persa”. Appena rientrata ho voluto rivedere l’ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci. Ancora più emozionante vederlo ora dopo aver davvero camminato per quelle strade e visto di persona tanta magnificenza.
Un aspetto che ho apprezzato di questo tour e che non sono mancati assolutamente gli stimoli. Le visite sono state organizzate seguendo il principio della sostenibilità fornendo al tempo stesso una panoramica delle principali attrazioni di ogni meta. Questa che vi sto raccontando è stata una giornata molto piena, con molte visite.
Abbiamo esplorato il quartiere dove si concentrano i più antichi hutong 胡同 di Pechino: un intrico di vicoli stretti che custodiscono le siheyuan 四合院, le tradizionali case a corte, con il cortile centrale e le stanze che si aprono sui quattro lati come petali.
Edifici bellissimi e fragili, che per secoli hanno accolto le storie di intere famiglie, prima di essere occupati, danneggiati e talvolta distrutti durante la Rivoluzione Culturale.
Per attraversare questo labirinto sospeso nel tempo abbiamo preso un risciò — due persone per carrozza — e ci siamo lasciati portare in un volo radente tra mura, porte rosse e cortili nascosti.
Poi siamo arrivati nella parte più vivace e turistica del quartiere, tra negozietti, profumi di street food e voci, dove il passato e il presente di Pechino si incontrano a ogni angolo.
Camminando verso il Tempio del Cielo (天坛, Tiāntán) ho avuto la sensazione di entrare in uno spazio dove il rumore della città si scioglie lentamente, come neve al sole. Pechino restava alle spalle, e davanti a me si apriva un mondo fatto di cielo, pietra e silenzio.
Il complesso è immenso, ma non opprimente: grandi viali di cipressi guidano lo sguardo e i passi verso il cuore sacro del luogo. Qui, per secoli, gli imperatori della Cina venivano a pregare non gli dèi, ma il Cielo stesso — perché solo se l’armonia tra cielo e terra era mantenuta, l’impero poteva prosperare.
Quando mi sono trovata davanti alla Sala della Preghiera per il Buon Raccolto, ho istintivamente rallentato. La sua struttura circolare, tutta in legno, sembra quasi appoggiata sull’aria. Il blu profondo del tetto richiama la volta celeste, mentre le colonne all’interno rappresentano le stagioni, i mesi, il ritmo invisibile che regola il mondo.
È un edificio che non si impone: ti invita ad ascoltare.
Camminando sulla Piattaforma Circolare, dove l’imperatore parlava al Cielo, ogni passo produceva un’eco sottile. Non era solo un effetto acustico: sembrava un modo per ricordarti che lì ogni parola aveva un peso cosmico.
In quel punto non sei più una persona qualunque — sei una piccola presenza tra la terra sotto i piedi e l’infinito sopra la testa.
Intorno, il parco è vivo: anziani che praticano il tai chi, signore che cantano, uomini che giocano a dama cinese. La sacralità antica convive con la vita quotidiana, come se il Tempio non fosse un museo, ma un cuore che ancora batte.
Uscendo, ho capito perché i cinesi lo chiamano il Tempio del Cielo e non dell’imperatore.
Qui non si celebrava il potere umano, ma qualcosa di molto più fragile e prezioso:
l’equilibrio tra ciò che siamo e ciò che non possiamo controllare.
Infine, nella stessa giornata, siamo arrivati a Piazza Tian’anmen 天安门 mentre il cielo iniziava a farsi più morbido, tingendosi dei colori del tramonto. Una folla si era già raccolta, in attesa dell’abbassamento della bandiera, un rito che si ripete ogni giorno al calare del sole.
Alle 17:33 in punto, la musica ha iniziato a risuonare e tutti si sono fermati. Migliaia di persone, sconosciuti l’uno all’altro, uniti per pochi minuti dallo stesso gesto, dallo stesso sguardo rivolto verso l’alto.
In quel momento la piazza — immensa, spesso travolgente — sembrava trattenere il respiro.
E mentre la bandiera scendeva lentamente, ho sentito quanto questo luogo non sia solo uno spazio fisico, ma un palcoscenico della memoria, dell’identità e della storia della Cina.
Il Giorno seguente siamo partiti per Xi An… Vi racconterò tutto nella prossima puntata
Oggi è il nostro terzo giorno in Cina.
Ci svegliamo di buonora e dopo una buona colazione andiamo alla stazione dei treni, dove ci attendono i controlli di sicurezza. Aggiungerei “ i soliti “ ma mi rendo conto che non vi ho parlato di questo. In Cina, soprattutto a Beijing, per entrare in qualsiasi luogo di interesse storico, artistico e culturale, si deve obbligatoriamente esibire il proprio passaporto che viene esaminato il più delle volte da un macchinario e non da occhio umano, che elabora i nostri dati. In tutte le stazioni dei treni i controlli sono simili a quelli effettuati in aeroporto.
Viene quindi passato sotto i raggi x il proprio/i propri bagagli e ogni persona che entra in stazione. Si attende in una sala di aspetto dedicata e dieci minuti prima che il treno parta si può accedere al binario. Il posto in questo caso era già assegnato. Il treno nuovo, pulito, velocissimo, comodo con poltrone reclinabili e la possibile di far arrivare il pranzo direttamente in carrozza. I bagni sono spaziosi e pulitissimi e per ogni vagone c’è un distributore di amatissima acqua calda che può essere bevuta così o utilizzata per preparare tè e noodles istantanei.
Il viaggio è stato davvero rilassante e ci ha permesso di ammirare il succedersi di paesaggi molto diversi tra loro: da schiere di palazzi orrende e fabbriche alla natura incontaminata, fino alle numerose pale eoliche, che assicuro, fino ad una ventina di anni fa non c’erano.
Inizio ad essere emozionata perché questo viaggio a Xi’an è per me un ritorno. Sono in treno, guardo fuori dal finestrino e l’eccitazione e anche un po’ di commozione sale. Mi chiedo come sarà rivederla, se mi ricorderò qualcosa, se la troverò cambiata. Xi’an è stata la mia prima porta di ingresso per la Cina. Sono passati più di vent’anni.
Quando arrivo mi sento subito bene, come essere un po’ a casa e come quando, a Natale, abbiamo davanti tanti pacchettini da scartare. E subito ci viene proposto il primo “dono”, un corso di calligrafia presso un’associazione culturale. Un vero e proprio dono inaspettato, fuori dal programma, che ha reso felici tutti i partecipanti, anche i più scettici.
Finito andiamo subito a visitare la Pagoda della grande Oca e il relativo museo. Entrambe visite da fare assolutamente. Ma anche solo vedere la città dal finestrino del bus è uno spettacolo meraviglioso. Ci installiamo in albergo e ripartiamo la sera per una visita della città illuminata. Andiamo alla 不夜城 Búyèchéng la città senza notte, la città che non dorme, un lungo e largo viale completamente illuminato, pieno di negozi, spettacoli e tanto altro. Mi sento una bambina a disneyland e mi fermo ad ascoltare bravi giovani che cantano al karaoke, quiz in piazza, guardo il 表演 “不倒翁” / Tumbler Performance Biǎoyǎn “bùdǎowēng, bevo uno specialissimo tè nero delizioso caldo con sopra una montagna di panna. Ad un certo punto devo andare al bagno (pubblico, gratis e pulitissimo) e uscendo , sento delle urla come se ci fossero delle montagne russe, e invece ci troviamo di fronte ad un’immensa fontana che si alza seguendo il suono delle voci e delle urla del pubblico, davvero divertente e liberatorio! Non vorrei più andarmene, la città senza notte chiude alle 4, ma noi il giorno seguente dobbiamo svegliarci all’alba. Quindi andiamo a dormire.
Ci aspetta la visita all’esercito di terracotta 兵马俑 Bīngmǎyǒng che vedrò per la terza volta nella mia vita. Sempre incredibile. Soprattutto pensare che la maggior parte dei guerrieri vengono rinvenuti completamente danneggiati e divisi in tanti piccoli pezzi da ricomporre come un enorme e intricatissimo puzzle. La bravura e la pazienza degli archeologi desta tutta la nostra ammirazione.
Dopo pranzo torniamo verso il centro di 西安 xi’an e saliamo sulle mura cittadine per una bella passeggiata, un momento per rilassarsi e ammirare la città dall’alto.
Andiamo poi al mercato musulmano che ricordo sempre uguale e alla Grande Moschea , per poi fare un po’ di sano shopping. Non sto nella pelle davvero, perché le vibrazioni che ricevo sono completamente positive. Xi’an ha saputo mantenere il fascino di un tempo non snaturandosi e appare in tutta la sua bellezza.
La sera andiamo a cena in un teatro, un ristorante specializzato in ravioli al vapore 饺子 jiaozi e vediamo un bello spettacolo tradizionale 大唐女皇 Dà táng nǚhuáng L’imperatrice della Dinastia Tang.
La mattina seguente prendiamo l’aereo per Guilin桂林
Arriviamo e la vegetazione, la temperatura, i colori sono completamente diversi. C’è il sole, una temperatura gradevole, il cielo è azzurro e a mano a mano che il nostro pullman si avvicina al centro città, le montagne si stagliano sullo sfondo assieme ad alti palazzoni. Uno skyline davvero insolito. I motorini e le bici elettriche sono sempre molte, cominciano a scomparire i caschi e le manopole / cappotto anti gelo e aumentano le persone sugli scooter, a volte anche tre su un unico mezzo.
Ogni tappa è un nuovo inizio e l’entusiasmo per la nuova avventura è alto. Io sono stata a Guilin una ventina di anni fa, ma capirò di non averla vista per nulla. Infatti ci ero passata solo per poi andare a Yangshuo, e non avevo visto il suo graziosissimo centro cittadino, non avevo passeggiato per il suo lungo fiume , attraversato i suoi ponti.
Appena arrivati pranziamo e poi andiamo a visitare la Foresta di Canne di Bambù, una grotta, prodigio della natura, piena di stalattiti e stalagmiti. Formazioni calcaree illuminate con luci colorate, raccontate con gran senso di immaginazione dalla nostra guida che vede forme e dipinge con la mente enormi elefanti, nuvole nel cielo, tigri feroci, gufi appollaiati…
Risaliamo in pullman e ci facciamo portare verso il centro di Guilin.
La nostra guida ci racconta che ha studiato l’italiano con un corso on line della durata di un mese e mezzo!! Mi prende lo sconforto, lo parla quasi alla perfezione! E quando gli chiedo come ha fatto mi spiega che era avantaggiato, perché si è laureato in francese quindi non è la prima lingua europea che studia…
Camminiamo per le vie lungo il fiume, dove un numero imprecisato di ambulanti vendono frutta esotica di ogni tipo. Ad un certo punto c’è un fuggi fuggi generale. Capiamo essere tutti ambulanti abusivi che scappano rincorsi blandamente e lentamente dalla polizia, non prenderanno multe, non accadrà nulla, semplicemente la loro giornata lavorativa è finita lì.
Ci addentriamo in un parco, in cui un gruppo di ragazze cinesi ci guarda con curiosità e poi a bocca aperta quando le saluto in cinese. Che facile che è avere soddisfazione… ben più difficile quando si intraprende una vera conversazione. Fermiamo la nostra passeggiata davanti alla Collina della Proboscide dell’elefante per scattare qualche foto. Continuiamo verso l’area panoramica del lago di Shanhu ammirando le Pagode del sole e della Luna 日月双塔 anche dette Pagode d’oro e argento. Una combinazione di confucianesimo, buddismo e taoismo sono uno dei simboli culturali di Guilin.
Ci perdiamo poi per il dedalo di viuzze nel centro, assaporando l’atmosfera e il tramonto così diverso rispetto agli altri visitati, così esotico, con una vegetazione che ricorda quella del Vietnam. Il vento si alza ad increspare con piccole onde il lago, il cielo si scurisce e noi ci muoviamo verso il nostro meraviglioso e lussuoso hotel in cui consumeremo la cena e ci concederemo il meritato riposo. Qualcuno quella sera ha fatto una passeggiata, io no ero afona, e mi ha raccontato di altre meraviglie che faccio fatica a riportare, ma posso dire con certezza che Guilin è davvero un gioiellino.
Il giorno seguente, partiamo in corriera dall’hotel e ci viene già consegnato il pranzo al sacco. Ci aspetta una crociera di quattro ore sul fiume Li. Una giornata rilassante all’insegna della natura, dell’aria buona e del sole. Ci abbronziamo, ammiriamo Il paesaggio, scattiamo foto e chiacchieriamo tra di noi approfondendo la reciproca conoscenza. È ottobre ma il tempo è quasi estivo. Il panorama è costellato dalle tipiche montagne a punta che si trovano in molti dipinti classici cinesi. Arriviamo finalmente al porto di Yangshuo 阳朔 e dopo una tappa in hotel, partiamo alla scoperta della campagna circostante, esplorando le risaie e visitando una tipica dimora contadina. La sera dopo una cena in hotel partiamo per quello che sarà uno degli appuntamenti più affascinanti di questo viaggio: 印象刘三姐 Yìnxiàng liúsānjiě. Un meraviglioso spettacolo notturno che si svolge sul fiume Li, per la regia di Zhang Yimou, recitato dalla gente del posto che rappresenta scene della vita quotidiana. Se partirai in viaggio con noi, questo sarà uno dei momenti più emozionanti che vivrai. Per questa ragione non ti spoilererò nulla di più.
Al ritorno raccogliamo le poche forze che ci restano per perderci per le viuzze di Yangshuo, in cui devo dire, farò lo shopping migliore di tutto il viaggio!
Torniamo in hotel per un buon sonno ristoratore.
Il giorno dopo ripartiamo ti buon’ora, abbiamo il volo che da Guilin ci porterà alla nostra ultima tappa 上海 Shanghai. Arriviamo in città, facciamo una tappa in hotel e andiamo a visitare il Bund e Nanjing Lu, Nanjing road. Andiamo poi ad ammirare lo skyline notturno da un’inedita angolazione che solo la nostra guida conosce. Infatti c’è pochissima gente e riusciamo a goderci l’atmosfera e il panorama meraviglioso illuminato. Rientriamo in hotel molto tardi, mangiamo e andiamo a dormire. Il giorno seguente ci aspetta una giornata molto piena.
Ci alziamo presto e andiamo a goderci l’atmosfera del Parco Fuxing 复兴. Ci sono gruppi di anziani che suonano, altri fanno volare gli aquiloni, altri scatenati ballano la techno con una maestra che li guida, altri fanno balli di gruppo, altri ancora giocano a mah Jong e altri fanno Tai Chi. È impressionante. Penso a quanto la qualità di vita degli anziani qui sia forse migliore sotto alcuni punti di vista. La nostra guida ce lo conferma dicendo ‘noi qui ci incontriamo al parco, voi in Italia vi incontrate al bar!’. Aiuto. È vero.
La nostra giornata prosegue al Giardino del mandarino Yu 豫园 un meraviglioso esempio di giardino alla cinese, con pagode, corridoi corsi d’acqua. Un romantico scorcio da godere e ammirare. Abbiamo poi un po’ di tempo da dedicare allo shopping, prima di andare al ristorante per il pranzo. Nel pomeriggio visitiamo il Tempio del Buddha di Giada. Un piacevole momento di calma in cui ci godiamo la visita, grazie ai pochi visitatori, gustando un tè offertoci dai monaci. Questo tempio è abitato da molti gatti, e c’è qui anche una piacevole sorpresa, che scoprirai solo partendo con me e seguendomi I Instagram @martasillicchia e @lamarta_cheviaggia
Ci aspetta L’ultima serata che sarà davvero speciale.
Il giorno dopo è l’ultimo. La mattina è libera e io e Sara partiamo a piedi dall’hotel per una sostenuta passeggiata rinvigorente per le vie di Shanghai. Visitiamo un negozietto di Libri usati in cui Sara acquista il mitico libretto rosso. Mangio una pizza cinese appena sfornata 饼 alle verdure piccante, squisita. Devo pazientare 10 minuti buoni perché la preparino, ma ne vale la pena. La procedura è un po’ lunga e particolare e segue dei passaggi precisi. Nulla è a caso. Penso di fare solo un morsino e tenerla in serbo per dopo visto che non ho fame, ma non resisto e la mangio subito.
Andiamo poi in un parco in cui c’è un signore anziano che canta a squarciagola in modo struggente, tante signore che chiacchierano tra loro. Stringo amicizia con una signora che sfiora i 90 che sembra essere molto più giovane. Parliamo in cinese perché mi impongo e lei per fortuna è curiosa di sentirmi parlare, altrimenti potrebbe comunicare benissimo in inglese, cosa rara per una signora di quell’età. Ci scattiamo un po’ di foto e lei vorrebbe poi scambiare con me il contatto we chat ma i nostri qr code non comunicano. Scappiamo perché siamo in ritardo e ci aspetta una lunga marcia per rientrare in hotel. Da qui partiamo in bus per il ristorante e poi per Zhujiajiao 朱家角 graziosissimo paesino sull’acqua ad un’ora da Shanghai. Ci facciamo cullare dalle sue dolci acque e ci perdiamo per i suoi vicoli, assaporando le nostre ultime ore in Cina. Questo paese ci saluterà nel migliore dei modi